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Descrizione del disturbo
Elisa a 36 anni rimane gravemente invalida a causa di un’emiparesi conseguente a un ictus. E’ sposata, ha due bambini piccoli. Dice “Mi sono sempre pensata come una persona assolutamente normale, avevo tanti progetti per il futuro e, invece, all’improvviso, mi sono dovuta confrontare con una situazione che implicava cambiare non solo il mio stile di vita e le mie abitudini, ma soprattutto, il mio modo di pensare me stessa; faccio fatica a riconoscermi sia fisicamente che psicologicamente”. Che cosa è successo a Elisa a livello psicologico? Quali le reazioni emotive alla nuova condizione di malattia? Il primo mese Elisa rifiuta di esprimersi, rifiuta tutti, passa gran parte del tempo a piangere. Le reazioni descritte sono esemplificative di quanto normalmente accade dopo una diagnosi di una malattia grave, una disabilità fisica, un lutto o, comunque, un evento connotabile come grave perdita. Nei termini di Elisabeth Kubler-Ross, una dei primi clinici a osservare e descrivere le reazioni a gravi malattie, le reazioni descritte corrispondono alle seguenti fasi del processo di accettazione: rifiuto e isolamento; rabbia; negazione; depressione; accettazione. Numerosi altri autori hanno osservato le reazioni alle perdite, descrivendo in termini diversi le fasi, ma tutti concordano sul fatto che il processo di adattamento implica un alternarsi di fasi caratterizzate da: tentativo di capire quanto è avvenuto e le sue implicazioni (ansietà, disorientamento); valutazione della perdita in termini etici, ovvero come giusta/ingiustizia (manifestazioni di rabbia) e come danno subito o causato (manifestazioni di colpa); ridefinizione della propria vita alla luce della perdita e individuazione di nuovi scopi su cui investire (dalla depressione, alla rassegnazione, all’accettazione piena). Il disagio emotivo è, infatti, la principale causa di sofferenza nei pazienti con malattie organiche gravi: il 60% delle persone con patologia organica riferisce un disagio psicologico e il 47% soddisfa i criteri per una diagnosi psichiatrica. Il disagio emotivo, infatti, riduce la qualità della vita, aumenta la percezione del dolore e altri sintomi somatici, riduce la capacità di “concludere” i compiti esistenziali, causa angoscia e preoccupazione nei familiari e aumenta il rischio di suicidio.
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